LE INSEGNE DEL SUCCESSO
FRANCHISING In un anno nero per il commercio, le reti in affiliazione hanno tenuto le posizioni. E nuovi marchi sono entrati sul mercato, soprattutto nei servizi.
In un 2009 che ha viaggiato a testa in giù, specie nel segmento commerciale, il franchising ha mantenuto un giro d'affari agli stessi livelli del 2008, quando aveva chiuso a 21,4 miliardi di euro con una crescita dell'1,4%. I numeri dei 2009 parlano infatti di un fatturato che si aggira attorno ai 21 miliardi di euro. Non male visto il periodo.
«La ragione della tenuta rispetto al commercio in generale, che nell'ultimo biennio ha molto sofferto per la crisi dei consumi, è da cercare nelle caratteristiche intrinseche della formula commerciale che si conferma più adatta, rispetto al commercio indipendente, a fronteggiare cicli congiunturali di crisi così come meglio si presta a cogliere le opportunità dei cicli espansivi» dice a Eeonomy Grazia Fiorelli, presidente di Assofranchising, l'associazione che riunisce oltre 240 fra le principali insegne del comparto.
In effetti, mentre nel commercio c'è stata una forte diminuzione dei fatturati, accompagnata da una decisa riduzione dei punti vendita, il franchising ha retto anche su questo secondo fronte. Certo, più di un franchisor si è visto costretto a ridurre il numero di negozi, a dismettere l'affiliazione di nuovi franchisee o a sospenderla. Alcune insegne sono uscite di scena. «Le insegne uscite dal mercato sono perlopiù piccole realtà, che hanno fatto fatica a svilupparsi dopo il lancio» precisa Antongiulio Viscione, amministratore delegato di Quadrante. Società di consulenza di franchising. «Come nel caso di Bull Dog, proposta di fast food ita
liano, o come Portobello (articoli per la casa) o Sofipost (poste private)». Nel settore non mancano poi i marchi cosiddetti dormienti come Blockbuster, che ha stoppato lo sviluppo della rete di affiliati, mantenendo in essere quella attuale. Ma si tratta di casi isolati. A sopravvivere e ad ampliarsi in un annus horribilis come il 2009 sono state le realtà più solide e strutturate, che hanno approfittato della situazione per riorganizzarsi in vista del prossimo e più favorevole ciclo economico. Risultato? II numero comlplessivo degli affilianti si è mantenuto di poco inferiore ai numeri del 2008, quando erano attive 852 reti.
INGRESSI RECENTI Una tenuta dovuta anche ai nuovi ingressi: 50 le insegne che nel 2009 hanno avviato un network e alzato la saracinesca. «Di fatto, l'anno scorso si sono registrate diverse nuove proposte di franchising, principalmente nel settore dei servizi» afferma Viscione.
Le più importanti novità si sono registrate nel comparto della sicurezza sul lavoro, nel food e nel campo delle energie rinnovabili. «La formula del franchising piace anche in periodi di crisi perché è una formula distributiva a bassa intensità di capitali che consente di sviluppare reti con investimenti contenuti» dice Fioretti. «Inoltre, essendo di fatto una partnership tra imprenditori - il franchisor e franchisee - quando ben assortita è una formula che sa esprimere una produttività senza pari».
Motivo per cui il commercio in network è apprezzato anche da chi decide di mettersi in proprio per dribblare un mercato del lavoro che offre poche chance. Contenendo al massimo i rischi, visto che chi sceglie la strada dell'affiliazione può contare sulla competenza, il know-how, la notorietà di un marchio solido e apprezzato, nonché su una maggior forza contrattuale nei confronti dei fornitori, e su tutta una serie di attività di supporto (dalla formazione puntuale e costante alle operazioni promozionali) che il singolo non avrebbe i mezzi per sostenere.
Non è un caso che le richieste di affiliazione da parte di quei soggetti che intendono rientrare o entrare per la prima volta nel mondo del lavoro in questi ultimi mesi siano aumentate. Ex manager, giovani, donne, spesso senza esperienza, o piccoli esercenti che vogliono ampliare il proprio business, magari estendendolo a nuovi settori.
GIOVANI E DISPONIBILI «Sono soprattutto i giovani attorno ai 30-35 anni ad aprire un negozio di franchising» puntualizza Luca Pellegrini, professore ordinario di marketing presso l'Università Iulm di Milano e presidente della società di ricerca e consulenza Trade-Lab. «La maggior parte, pur avendo maturato qualche esperienza, è disponibile a iniziare da zero inserendosi in un meccanismo già collaudato».
Un target che piace anche ai franchisor, perché più facile da formare. «I piccoli esercenti con molti anni di attività, infatti, hanno sviluppato un proprio modo di fare commercio e, di conseguenza, tendono ad avere una minore volontà collaborativa» aggiunge Pellegrini «cosa che, invece, il franchising richiede: l'affiliato mantiene una propria autonomia nella gestione del punto vendita, ma deve sottostare a standard e modelli di gestione e produzione stabiliti dalla casa madre».
Insomma le opportunità per chi vuole entrare nel business non mancano, soprattutto in Italia, dove si trovano 700 mila negozi al dettaglio (in Francia, per esempio, non si arriva a 400 mila) e i punti vendita in franchising sono 53 mila - l'8% del totale - per il comparto c'è ancora un grosso potenziale di crescita.
ECONOMY - 03/02/2010 - COPERTINA pag. 17
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